Sedici virgola otto percento: non è solo una statistica, è la sveglia che Napoli non voleva sentire. Quando meno di un progetto su sei è stato portato fino in fondo in tutta la regione, i cantieri e le promesse in città finiscono per entrare in una zona grigia dove i tempi si allungano e le attese crescono.
Per chi vive Napoli, la questione è concreta. Le opere legate al piano nazionale — dalle riqualificazioni di spazi pubblici agli interventi sulle scuole, dai miglioramenti nella mobilità ai progetti sociali per i quartieri più fragili — passano da una fase progettuale a una di cantiere che spesso si inceppa. E quando i lavori dipendono da tranche di finanziamento collegate al completamento di tappe formali, ogni ritardo regionale si riverbera direttamente sui cantieri cittadini.
Il punto non è metafisico: è pratico. Mappare i cantieri che a Napoli hanno partita Pnrr significa sapere quali opere sono già cantierizzate, quali aspettano avvisi e gare, quali sono ferme per questioni autorizzative o mancanza di liquidità. Questa mappa non deve essere un esercizio da tavolino per tecnici, ma uno strumento di trasparenza che permetta ai cittadini, ai consigli di quartiere, alle imprese e agli uffici comunali di capire chi è responsabile di cosa e quando scatta la prossima tranche di soldi.
Non servono slogan ma scadenze. Chiedere tempi certi per i finanziamenti significa mettere nero su bianco milestone e penali, pronunciamenti pubblici sui cronoprogrammi e la creazione di una cabina di regia metropolitana in grado di fare da collettore tra Regione, Comune, enti attuatori e imprese. Serve, inoltre, che la città si doti di un cruscotto pubblico aggiornato: una dashboard che segnali lo stato dei progetti, i pagamenti liquidati e quelli pendenti, gli ordini di servizio e le date di fine lavori previste.
Il rischio, altrimenti, è che Napoli paghi due volte: prima con il fastidio dei cantieri infiniti e delle opere a metà, poi con l’opportunità perduta di usare fondi che potenziano servizi e lavoro. La mappatura è il primo passo per trasformare una statistica inquietante in un piano d’azione concreto. Non è un atto di burocrazia, è la tattica che una città che vive, lavora e tifa intensamente per il proprio futuro deve imporre se vuole che il Pnrr non resti solo una serie di annunci ma diventi infrastruttura reale per le persone.
