Le parole dure del tecnico Facci contro il “body shaming indecente” subito da Esposito non sono un caso isolato: sono il campanello d’allarme di una cultura online che mangia giovani atleti.
Dietro quell’attacco ci sta qualcosa di molto semplice e doloroso: la sovraesposizione digitale di ragazze e ragazzi che ancora si formano, fisicamente e psicologicamente. In ginnastica l’estetica e il corpo sono sempre stati al centro del racconto, ma la moltiplicazione degli schermi e dei commenti anonimi ha amplificato la pressione fino a livelli insostenibili. Il risultato non è solo offesa: è ansia, distrazione, possibile isolamento; tutto mentre il ragazzo o la ragazza dovrebbe poter pensare solo a provare una nuova difficoltà.
La vicenda di Esposito dovrebbe essere letta come caso simbolo. Non serve solo indignarsi una tantum: servono norme chiare e strumenti concreti. Le federazioni devono scrivere regole di comportamento digitali per atleti minorenni e inserire obblighi di media education nei percorsi di formazione tecnica. Le società sportive non possono limitarsi ad applaudire i risultati: hanno la responsabilità di offrire supporto psicologico e formazione ai genitori, che spesso sono l’anello decisivo per limitare l’esposizione online dei più giovani. Le piattaforme social dovrebbero accelerare la moderazione nei confronti di insulti mirati e prevedere procedure rapide per la rimozione dei contenuti che ledono minori.
Non è questione di censura tout court: chi si adopera per proteggere deve anche spiegare, responsabilizzare e sanzionare. Serve una filiera di tutela che vada dal tecnico, al dirigente di club, fino all’insegnante e al medico sociale: tutti devono avere strumenti per riconoscere i segnali e intervenire subito. E poi c’è la comunità dei tifosi, che può scegliere se essere pubblico che sostiene o pubblico che devasta. Il tifo vero dovrebbe preservare i giovani, non demolirli per un click in più.
Facci ha pronunciato una frase netta che non va sottovalutata: chiamarlo “body shaming indecente” è una presa di posizione che ci rimette davanti a una scelta collettiva. Proteggere Esposito non è un favore per un singolo, è costruire un’arena sportiva più sana per tutti i prossimi Esposito che stanno crescendo nelle palestre di Napoli.
