Jammer in carcere a Secondigliano: la sperimentazione ha funzionato, e Napoli intuisce una chiave di lettura per lo sport cittadino. In una struttura del capoluogo, dispositivi in grado di bloccare i segnali cellulari hanno limitato l’uso illecito di cellulari da parte dei detenuti, riducendo i rischi che in passato hanno intrecciato il mondo del tifo e delle attività sportive della provincia.
La prima fase della sperimentazione si è chiusa positivamente a settembre 2026: i jammer hanno bloccato circa 24.000 telefonate.
Si parla di una tecnologia che lavora dall’interno, isolando la zona carceraria dalle interferenze esterne e riducendo la possibilità di comunicazioni non autorizzate che, in altri contesti, hanno alimentato pratiche poco lecite legate a contese tra gruppi o a gare tra giovani atleti fuori controllo.
Il sindacato Uspp non è un passo indietro: definisce la sperimentazione utile e pragmatica, ma sottolinea che servono più interpreti della sicurezza, più personale e, soprattutto, un programma nazionale che coordini l’uso di strumenti simili su tutto il territorio.
Per Napoli, l’esito ha peso: lo sport locale è quotidianamente terreno di eventi pubblici, progetti sociali e familiari che ruotano attorno a stadi, palestre e spazi cittadini. Una gestione più pulita della comunicazione, anche attraverso la tecnologia, potrebbe offrire una cornice di maggiore fiducia per atleti e ragazzi che cercano nuove strade nel calcio, nella pallavolo o nella corsa.
La linea resta chiara: la tecnologia funziona, ma la sua efficacia dipende da una cornice di personale e di politica che non si improvvisa. Se l’Italia vorrà davvero integrare l’innovazione nei sistemi sportivi, la chiave è una programmazione nazionale che accompagni strumenti come i jammer con formazione, controllo e una logistica adeguata. Inoltre, si guarda alla possibilità di estendere l uso di jammer ad altri istituti penitenziari italiani.
