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«Il locale erano pieno di clienti, ho avuto paura anche per loro», racconta Fortunato Abbreccia, titolare del Family Burger di via Petrarca, il giorno dopo è ancora sotto choc. La scena descritta dall’imprenditore nasce in una cornice di movida cittadina: un quartiere abituato a serate di calcio, partite in giro per i maxischermi e ritmi sereni fino a quando qualcosa spezza l’equilibrio.

Secondo quanto emerso, un uomo entrato nel locale proveniente dall’Olanda avrebbe provocato una reazione immediata tra i presenti. L’indiscrezione racconta di una fuga in corso, di un uomo in fuga da aprile con una BMW rubata, e di una richiesta di pagamento mai soddisfatta che è sfociata in minacce di morte nei confronti del titolare e della sua compagna. Il controllo della situazione è finito, però, con l’intervento degli altri presenti e soprattutto con l’arrivo dei carabinieri, allertati rapidamente.

La dinamica è stata finita rapidamente con la barricata volontaria di Abbreccia e della sua compagna: l’uomo dall’esterno avrebbe tentato di forzare la porta con una sedia, ma le forze dell’ordine hanno fermato l’assalto prima che degenerasse ulteriormente. Nel frattempo, la notte napoletana vicino agli luoghi di ritrovo sportivo resta sotto pressione: così come nelle serate in cui la vittoria della squadra si esalta tra bar sport e locali, anche una singola intemperanza può lasciare un segno sul tessuto della movida.

Dal punto di vista personale, Abbreccia racconta di lesioni riportate durante l’aggressione: «Ho riportato ferite alla testa, sul volto, alla mano perché sono stato aggredito con una sedia. In ospedale mi hanno fatto delle radiografie e una tac: per fortuna, non c’è». Una frase che tradisce lo stato di shock ma anche la voglia di restare aperti, nonostante l’incubo condiviso da chi lavora a stretto contatto con la clientela e con i tifosi che animano la città prima e dopo le partite.

Questa storia, tra cronaca e sport, torna a interrogare Napoli sul tema della sicurezza nella movida: cosa significa tutelare una comunità abituata a spingere sull’orgoglio sportivo pur vivendo, ogni sera, il rischio di episodi improvvisi? Le reazioni di chi gestisce bar e ristoranti in quartieri caldi della città restano misurate, ma la domanda resta: quali misure renderebbero più semplice, anche per i locali vicini ai luoghi di ritrovo dei tifosi, affrontare notti sempre più affollate e imprevedibili?

Intanto, la cronaca locale ricorda che lo sport non è solo gioco e rivalità, ma anche contesto sociale: Napoli, con la sua passione e le sue sfide, continua a cercare equilibrio tra la necessità di sicurezza e la voglia di una città viva, dove il tifo si vive di giorno e di notte, tra ristoranti, bar e spazi pubblici che diventano, ogni sera, parte della scena sportiva.