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Un operaio di 55 anni muore cadendo dal tetto di un capannone in Irpinia: è il secondo decesso sul lavoro in Campania in 24 ore, un segnale duro che attraversa anche lo sport. Ieri, infatti, un altro incidente ha coinvolto operai in due territori vicini: Prato di Principato Ultra nell’Avellinese e Apollosa nel Beneventano. due storie che in mentalità collettiva sembrano lontane dal mondo delle curve e dei centri sportivi, ma che invece toccano da vicino chi lavora dietro le quinte di squadre, palestre e impianti napoletani.

Nella nostra città e nella sua provincia, la rete di strutture utilizzate da club, academy e società sportive si muove in un contesto di manutenzione continua: tetti, capannoni, magazzini e coil di energie che servono a preparare partite, allenamenti e programmi di sviluppo giovanile. La cronaca di ieri ricorda che la sicurezza non è solo una parola d’ordine in azienda, ma una condizione indispensabile per chi vive di sport, per chi ottiene una prestazione e per chi frequenta gli impianti come spettatore o utente.

Il tema qui ha una dimensione pratico-quotidiana. A Napoli i club hanno da poco inaugurato o ristrutturato sedi e centri di preparazione: gli edifici, spesso condivisi con attività sportive reali o scuole, richiedono controlli regolari e protocolli chiari. Il rischio di un incidente non è solo un danno per una famiglia, ma una ferita che riguarda l’intera comunità sportiva: perdita di fiducia, rallentamenti di programmi, ritardi su investimenti essenziali. In questa cornice, le istituzioni locali e le aziende che operano nel campo della manutenzione hanno una responsabilità esplicita: garantire condizioni di lavoro sicure e verificabili, anche nei cantieri legati agli impianti sportivi pubblici o privati della zona.

La partita più importante, dunque, non è quella che si gioca sul prato o sul parquet, ma quella che si combatte quotidianamente per proteggere chi lavora per rendere Napoli una casa dello sport. Tifosi, tecnici, magazzinieri e responsabili di strutture chiedono interventi mirati: ispezioni periodiche, formazione continua, strumenti di protezione, registri di manutenzione trasparenti. È un tema che riguarda direttamente la vita di chi organizza allenamenti, chi resta ore a sorvegliare le strutture e chi cura la logistica di match e eventi.

La Campania può trasformare questa fase di attenzione in una cultura permanente: investimenti mirati, standard di sicurezza condivisi, pluralità di controlli che coinvolgano ASL, autorità sportive e aziende di gestione. Per Napoli, significa accompagnare la passione sportiva con una cura concreta dei luoghi in cui nasce, cresce e si difende quella passione. E significa ricordare che la sicurezza non è un optional: è la base su cui si reggono la fiducia, la crescita dei giovani talenti e la credibilità di un settore che fa sforzi enormi per restare protagonista sul piano nazionale e internazionale.