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Quando un’inchiesta coinvolge ruoli, incarichi e passaggi societari, una frase imprecisa può spostare il peso delle responsabilità. È questo il punto sollevato dalla richiesta di rettifica presentata dall’avvocato Giuseppe Saccone per conto di Danilo Iervolino sul caso UniPegaso: non una sentenza alternativa, ma una contestazione precisa sull’attribuzione di una scelta manageriale.

Secondo quanto riportato da Cronache della Campania, Iervolino sostiene che Andrea Buonomo non sarebbe stato scelto da lui, bensì da CVC, il gruppo subentrato nella proprietà. La precisazione riguarda l’inciso secondo cui Buonomo sarebbe stato in Pegaso già durante la gestione Iervolino e poi nella nuova fase con Fabio Domenico Vaccarono. Il legale chiede che questa ricostruzione venga corretta.

Il punto non è solo una data

Nella nota diffusa, Iervolino indica negli atti una decorrenza dell’incarico di direttore operativo e commerciale dal febbraio 2022, quindi dopo il passaggio dell’intera proprietà. Viene inoltre richiamato il contratto di lavoro, sottoscritto il 27 gennaio 2022 da Multiversity S.r.l. nella persona di Fabio Domenico Vaccarono.

Se questi elementi saranno confermati dalla documentazione completa, la distinzione avrebbe un peso sostanziale: attribuire una nomina alla precedente gestione, anziché alla fase successiva, può incidere sulla lettura dei rapporti interni e delle responsabilità manageriali. Ma proprio per questo non basta una dichiarazione difensiva: servono atti verificabili, cronologie societarie e una ricostruzione coerente dei poteri decisionali.

Informazione e diritto di replica

La richiesta di rettifica rappresenta uno degli strumenti attraverso cui una persona coinvolta può contestare un’informazione ritenuta inesatta. Non equivale all’accertamento della verità, così come la pubblicazione di un’inchiesta non trasforma automaticamente ogni ipotesi in responsabilità provata.

Il dovere giornalistico è tenere separati tre piani: ciò che risulta dagli atti, ciò che viene contestato dalla difesa e ciò che resta oggetto di verifica investigativa. Confonderli produce un doppio danno: può ledere chi viene chiamato in causa e, allo stesso tempo, indebolire la credibilità dell’inchiesta stessa.

Cosa sappiamo sull’inchiesta UniPegaso e sulla richiesta di rettifica

Il materiale disponibile consente di affermare che Danilo Iervolino, attraverso il proprio legale, ha contestato l’attribuzione a lui della scelta di Andrea Buonomo. La sua versione colloca l’incarico nella fase successiva al passaggio della proprietà a CVC e richiama una sottoscrizione contrattuale riconducibile a Multiversity e a Fabio Domenico Vaccarono.

Non è invece possibile, sulla base del solo contenuto della rettifica, ricostruire l’intero quadro dell’inchiesta UniPegaso, stabilire tutte le responsabilità individuali o valutare definitivamente il significato degli atti citati. Questi aspetti restano da verificare attraverso la documentazione giudiziaria e societaria completa. Iervolino, nella sua precisazione, dichiara di rispettare le indagini, di avere fiducia nella magistratura e di voler contribuire a fare chiarezza; la sua posizione deve essere riportata come dichiarazione della parte interessata, non come conclusione dell’indagine.

La responsabilità non si decide per associazione

Il caso richiama una regola essenziale per ogni vicenda giudiziaria e manageriale: la presenza di una persona in una determinata struttura non dimostra, da sola, chi l’abbia scelta, quali poteri avesse o quali decisioni abbia assunto. Servono date, contratti, deleghe e catene di controllo.

La domanda decisiva, dunque, non è soltanto chi fosse presente in UniPegaso, ma chi avesse formalmente il potere di nominare, dirigere e controllare. È su questo terreno documentale che dovrà misurarsi l’inchiesta. E anche l’informazione dovrà fare la propria parte: correggere ciò che è errato, mantenere ciò che è documentato e indicare senza ambiguità ciò che resta da confermare.